E ci sto dentro…

È il tintinnio delle catene, l’odore pungente del metallo accatastato. Sono gli scrosci dell’acqua ad alta pressione sull’acciaio incandescente e lo sbuffo di vapore che ne consegue. Sono i caschetti di protezione, gli spessi guanti da lavoro. Sono i chilometri di tubi e le valvole che ne comandano i flussi. Sono sudore e bestemmie. Sono risate dietro certe facce sporche di polvere e grasso. Sono urla per farsi sentire, è il rumore incessante e martellante di 3 turni per 365 giorni giorni all’anno, giorno dopo giorno. È solo la voglia di andare avanti finché dura, per alcuni, oppure è l’opportunità di fare qualcosa, per altri, oppure è solo la smania di poter decidere e comandare per almeno 8 ore al giorno, per pochi perfortuna. Sono luci al neon e fari LED accesi h24, sono portoni spalancati anche d’inverno. È il caldo asfissiante e spossante delle giornate di luglio e agosto. Sono manovre e lavori talmente assurdi e pericolosi che quando lo racconti la gente che ti ascolta ti prende per un fancszzista ma è tutto vero. Sono bidoni e bidoni di vernice gialla. Sono funi d’acciaio che quando saltano hanno la forza di falciare 20 uomini. Sono vibrazioni da spavento, passerelle precarie e cartelli ovunque. Non è da tutti e soprattutto non è per tutti. Ed io ci sto dentro.

E le parentele se ne vanno

Poi un bel giorno ti rendi conto di essere stato escluso definitivamente da quella parte della famiglia a cui eri legato. Ovvio, c’era da aspettarselo dopo la separazione, ma ci si aspetta anche che gli affetti e i legami che si sono creati nel corso degli anni non vengano spazzati via, così, senza se e senza ma. Non mi sento deluso. E non sono neanche incazzato. Provo solo un enorme dispiacere per quelle 3 piccole pesti che mi chiamano zio e che d’ora in avanti non potrò più trattare come ho fatto finora.

Capiamoci…

Allora, vediamo di mettere qualche puntino sulle I… Io sono così, largo e massiccio, non sono mai stato una sottiletta e mi pare abbastanza evidente che la tartaruga me la sò magnata e me s’è messa al contrario sulla panza. Non ho la chioma di Slash, Bob Marley, Branduardi o chi ve pare. Di capelli ne ho pochi e me li taglio a lametta, così poi posso lucidare la boccia senza problemi. Ho la barba lunga e spesso la porto incolta per far sparlare i coglioni che non hanno un cazzo altro da fare se non sputare sentenze. Sono macchiato di inchiostro e non ho ancora finito, porto l’orecchino a 40 anni, embè? Guido una moto che fa casino, ogni volta che la accendo quelli del mio quartiere fanno suonare l’allarme antibomba dal prete. Qualcuno ha pure provato a chiedermi di portarla fuori dal garage a spinta, così gli ho suonato il giorno dopo e gli ho chiesto di aiutarmi a spingerla, ci ha rinunciato e non m’ha più rotto il cazzo. Nella vita ho fatto l’orso e pure il leone, quello che ho voluto in una maniera o nell’altra, l’ho avuto. Brutto come sono, mi sono portato a letto delle donne bellissime (alcune le ho pure amate alla follia) e qualcuno ha rosicato, non poco… Ma alcune cose non mi sono mai abbassato a fare: non ho mai fatto la volpe che non arriva all’uva. Non ho mai fatto l’infame, piuttosto ne ho pagato le conseguenze, ma infame mai. A quelli che mi girano largo raccomando di aumentare il raggio della loro distanza da me, a quelli che si avvicinano per carpire chissà poi quale segreto, auguro che non debba mai stancarmi di questo loro giochetto, a quelli che mi sono vicini, beh, a loro va tutta la mia franchezza. Perché solo a chi mi è vicino senza compromessi potrò essere grato.

La somma…

La verità è che siamo la somma di quello che abbiamo e che ci hanno fatto. Io ho viaggiato, ho fatto cazzate, ho rubato, mi sono ubriacato. Mi hanno pestato, ho perso, mi hanno tradito. Ho dato. Mi hanno preso. Ho ricevuto, ho donato, ho anche domato la furia ogni tanto. Ho lavorato e mi sa che mi toccherà ancora per molto tempo. Mi hanno sorriso e spero che continuino a farlo, non sempre, ma ogni tanto ci sta… Ho cantato, tifato e bestemmiato. Me ne hanno dette di tutti i colori, ho sbagliato,  ho previsto che… E ci ho pure azzeccato! Mi hanno amato e poi mi hanno insultato, quelli giusti hanno anche gioito con me e a volte per me. Ho vinto, esultato e mi sono leccato le ferite. Ho giocato e qualcuno con me ha pure fatto sul serio. Mi sono sposato, ho fatto dei figli e li sto guardando mentre crescono e creano la loro strada. Di strada io ne ho tanta alle spalle e conto di farne almeno altrettanta in un futuro non troppo rognoso. Ho anche pregato in certe occasioni, ma forse Dio in quei momenti era impegnato altrove, quindi pace e amen… Mi hanno aiutato e per un senso di riconoscenza sono convinto che debba farlo anche io, per quanto mi sia possibile. Ho condiviso attimi di vita vera e chi era con me ha fatto altrettanto. Mi sono tatuato e non ho ancora finito. Ho trovato fratellanza e famiglie parallele a quella definita dai canoni della morale. Non ho mai fatto il moralista perfortuna e se dovesse capitarmi, investitemi con un tir. E tutto questo e molto altro ognuno di noi se lo porta dentro, sulla pelle, nei ricordi, nelle cicatrici e nei tatuaggi. Ed è così che deve continuare ad essere.

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