Fenomeni.

E poi ci troveremo come le star… A bere del whisky al Roxy bar… Ah no, non è il Roxy Bar e di sicuro qui Star non ce ne sono. Ma ci siamo ritrovati tutti qui, chiusi nell’ufficio ad ascoltare in radio e a guardare dai finestroni quella manovra assurda e pericolosa che quei quattro ragazzi della squadra esterna hanno fatto. Fiato sospeso, tensione. Se avessero sgarrato di un paio di millimetri probabilmente si sarebbe bloccato tutto per un bel pezzo. Invece sono stati fenomenali. Mai visto quattro teste e otto braccia lavorare con una sincronia simile. Un lavoro ben fatto che ci ha permesso di andare avanti col nostro di lavoro.

L’amore ai tempi del colera.

Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello.

(Gabriel García Marquez)

*la foto è di rixfly, se avete un account Instagram vi consiglio di seguirla, scatta immagini meravigliose.

La pioggia.

Una pioggia implacabile. Spengo i tergicristalli nel parcheggio della fabbrica. Resto seduto in macchina, ascolto il rumore delle gocce che cadendo sulla lamiera scandiscono il tempo. In lontananza i lampi colorano il blu scuro del cielo. Apro la portiera, volutamente lascio l’ombrello e mi avvio sotto la pioggia. Mi piace. Farò passare il turno di notte guardando fuori dal portone per vedere se il temporale mi accompagnerà o meno fino all’alba. Che la pioggia è una buona compagna.

Per l’uomo…

Per l’uomo, la donna sfugge, è imprendibile. La biancheria che si stende sul suo corpo offre degli appigli su di una superficie inafferrabile. Un po’ come fanno le fessure nella roccia per lo scalatore, i concetti della filosofia per il pensatore, le parole nella vita per tutti noi. (Paolo Euron)

Dalle peggiori situazioni…

Arrivarono di notte. Erano una decina, erano quelli importanti dei villaggi vicini al cantiere. Bussarono alla porta e parlarono per due ore con mio padre. I toni erano infiammati, la rabbia era palpabile nell’aria. Volevano il corpo di quel ragazzo caduto nella diga. Inutile cercare di spiegare che milioni e milioni di litri d’acqua non si possono svuotare come fosse un lavandino, in pochi secondi. Volevano dargli degna sepoltura. Le donne italiane erano state a casa della madre del ragazzo, le avevano assicurato tutto il loro appoggio, ma gli uomini non furono così comprensivi. Ci diedero 5 ore di tempo poi avrebbero iniziato a buttare giù le case con le nostre ruspe. Lasciammo tutto, uno zainetto a testa e partimmo. In piena notte percorremmo sul pick-up quelle strade polverose nel bel mezzo dell’Africa. Una ventina di fuoristrada uno dietro l’altro. Ricordo che si vedevano i fari delle auto e nient’altro. Arrivammo a Doula, la capitale e ci precipitammo all’ambasciata. Rimanemmo lì per 20 giorni. Quando tornammo a casa, vicino ai cantieri, la trovammo pulita e in ordine. La ragazza che aiutava mia madre in casa era la cugina dell’operaio morto, aveva parlato con i capi dei villaggi e li aveva convinti a non distruggere le nostre abitazioni. In nostra assenza il corpo era riaffiorato ed era stato sepolto secondo le usanze tribali. Cinque giorni dopo il nostro ritorno a casa arrivarono dei carichi dall’Italia. In un paio di settimane fu costruito un’edificio a metà strada tra due villaggi. Ancora oggi, a distanza di trent’anni, quell’edificio funge da scuola e ospedale per gli abitanti della zona. La ragazza che lavorava in casa mia è la direttice della scuola. Anche dalla peggiore delle situazioni può nascere qualcosa di buono.

Scrivere…

Scrivere non è cosa da tutti. Ma tutti potrebbero tentare almeno, giusto per far capire che non ci si può accontentare di usare sempre il pensiero altrui per esprimere il proprio. Continuando ad usare sempre e solo citazioni altrui le si svuotano del loro significato iniziale, le si inaridiscono del pensiero di chi le ha scritte. Scrivete, scrivete cose vostre. Scrivere è un toccasana. È come ubriacarsi ed urlare in piena notte sulla spiaggia contro un cielo che non può rispondervi, e che se anche potesse non vi risponderebbe comunque perché lui, il cielo, lo sa che quell’urlo è uno sfogo solo vostro e niente e nessuno vi deve intralciare.