Caffè amaro.

Per me un caffè amaro e poco stress, che già sto facendo il turno di mattina… Mi ci mancano solo i rompicoglioni.

Nanà, pensieri in libertà

Pensieri in libertà

1 aprile 2016

Ho riletto, dopo molto tempo una poesia di Enzo Aprea…

Vorrei
una corsia di letti
rossi, verdi e gialli
azzurri e rosa
per far festa alla morte
come sposa.
E dottori sorridenti
curvi sul corpo rotto
di un uomo
con camici variopinti
di voile, di chiffon, di seta pura
per far festa
alla morte
senza paura.
E muri
disegnati
dai pittori più grandi
da Giotto, Raffaello
da Pier della Francesca
dal Giorgione
e cancellare
il bianco del dolore.
Muoia la morte
per una sola volta
senza il suo colore.

Son passati diversi anni da quando questo è stato scritto, i sogni di Aprea, in un certo senso, si sono quasi realizzati… le corsie ospedaliere e i medici,  spesso vestono tinte verdino o azzurro, colori che vengono definiti rilassanti… Ma il bianco… quel bianco ancora è nella mente di chi soffre… e i sorrisi non sempre sono nei visi dei medici, nemmeno quando devono tranquillizzare!

La morte, la malattia, fanno parte della nostra vita… purtroppo… Ognuno di noi l’ha incontrata nel suo cammino e la sofferenza più grande è per chi ama e resta! Il colore diamolo ai nostri sorrisi, alla presenza e al sostegno a chi vive il dolore… un arcobaleno per superare. Che tema difficile ho scelto… che poesia dura per un tema che può colpire la sensibilità di chiunque… perdonatemi… ma era il mio modo di dire Grazie… grazie a chi mi sta accanto portando i colori più belli nella mia vita, che vedeva solo BIANCO!

Nanà

E guardo i tatuaggi

Son passato a casa del mio amico Jonny stamattina. La moglie, Eli, mi ha aperto la porta e mi ha spedito al piano di sopra. Ho trovato Jonny seduto su una sedia intento a farsi tatuare un veliero sulla coscia. Dovevo rimanere qui giusto il tempo di caffè e sigaretta e invece sono due ore che sto qua a parlare col tatuatore sul come è dove sfumare il veliero sul quadricipite del mio amico. Vabbè, non siamo mica normali noialtri.

ombra, 9 maggio 2017, Nanà

Ombra

E’ in notti come queste
dove il freddo ti irrigidisce il volto
e alzando gli occhi al cielo
nuvole nere offuscano ogni torto…
senti una presenza, un’ombra che ti segue…
E’ lei la mia compagna, mi avvolge con freddezza
quasi come a darmi una flebile carezza
se cerco di afferrare piano la sua mano
lei si distende e parte andando via lontano
le parlo sottovoce di sogni mai vissuti
di amori ormai perduti
lei silenziosa resta
mi segue lesta lesta…
da lei l’unico abbraccio in notti come questa…

Nanà

Ma guardi Sanremo?

Nanà, 10 febbraio 2017

In questi giorni moltissime persone, mi chiedono stupite “Ma tu guardi davvero Sanremo?” guardandomi con aria di sufficienza alla mia risposta positiva e qui partono critiche al populismo della manifestazione, al tono delle canzoncine che durano il momento e chi più ne ha, più ne metta.

Difficilmente commento, spesso lascio in silenzio le discussioni di questo genere, ma questa volta mi permetto di dare un pochino la mia visione.

“Non disprezzate la musica popolare.
Siccome essa si suona e si canta molto più appassionatamente di quella “colta” a poco a poco essa si è riempita del sogno e delle lacrime degli uomini.
Per questo vi sia rispettabile.
Il suo posto è immenso nella storia sentimentale della società.
Il ritornello che un orecchio fine ed educato rifiuterebbe di ascoltare, ha ricevuto il tesoro di migliaia di anime, conserva il segreto di migliaia di vite di cui fu la ispirazione, la consolazione sempre pronta, la grazia e l’idea.

PROUST

Parto da questa citazione, e già dovrebbe spiegare il mio pensiero per una manifestazione che ha, con tutti i suoi pregi e difetti, aiutato e coltivato per anni la coltura musicale della canzone Italiana. Canzoni che oltretutto hanno segnato momenti importanti della vita di tutti noi, segnandone i momenti storici e facendoci amare e cantare la maggior parte di questa musica “popolare”, arrivando a varcare i confini del nostro bellissimo Paese (Volare di Modugno è la canzone più cantata e tradotta al mondo!)

Quanti di noi, ha avuto l’impressione che una canzone li rappresentasse, tra le migliaia di brani che ascoltiamo in ogni momento della nostra vita?  Vi rispondo che spesso mi sento coinvolta con la musica a volte per le note che l’avvolgono a volte per il testo.

Quest’anno in particolar modo, fin dalla prima sera sono rimasta incollata ad ASCOLTARE i brani, che ho trovato tutti interessanti fin dal primo ascolto, ma mai mi era successo che fin da subito tre, non uno, tre brani mi coinvolgessero e colpissero così tanto. Sembrano scritte con parti della mia vita.

“Se anche il cuore richiede attenzione
Tu fatti del bene
Tu fatti bella per te”

Canta la Turci, lascia scoperti i segni del tempo, le cicatrici che vita e malattia ti hanno mutilata, sono il segno della tua forza, del tuo coraggio di prendere la vita a morsi, fatti bella per te stessa, chi davvero ti vuole bene conosce chi sei senza guardare il tuo sguardo stanco.

“Nessun posto è casa mia
l’ho capito si, andando via
è sempre dura i primi tempi
ma so che mi ritroverò
avrò sempre occhi stanchi
e mancherai
poi mi abituerò”

Chiara cantava, e rivedevo la mia partenza, quella porta chiusa dietro di me, tanti anni fa… e mai più riaperta, le difficoltà ad andare via lontano da chi sai che ti mancherà ma che non sarà più casa per te.

“A chi trova se stesso nel proprio coraggio
a chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio
a chi lotta da sempre e sopporta il dolore
qui nessuno è diverso, nessuno è migliore
a chi ha perso tutto e riparte da zero
perché niente finisce quando vivi davvero
a chi resta da solo abbracciato al silenzio
a chi dona l’amore che ha dentro”

Ho faticato davvero a restare serena mentre cantava la Mannoia e rivedevo tutte le difficoltà incontrate, la fatica, la sofferenza, sopratutto di questi ultimi due anni. Questa vita è davvero perfetta, che sia benedetta… benedetta anche da questa musica popolare che nella mia vita entrò fin da bambina e che per passione o fortuna o pazzia ne è diventata anche parte integrante del mio lavoro per molti anni.

Il tenore delle canzoni e dei loro interpreti è davvero alto quest’anno, ci hanno regalato anche le loro emozioni mentre le cantavano, non ditemi che non ve ne siete accorti, perché, nonostante moltissimi, dicano che il Festival è un programma inutile, sappiamo bene tutti, che l’avete visto in tantissimi (il 50% degli spettatori almeno)… anche chi lo critica, perciò, amate tutta la musica, quella colta o classica o popolare, perché senza di essa la nostra vita diventa un piccolo involucro vuoto dalle emozioni che le note ci regalano ogni momento.

Ed ora, scusatemi,

“Che sia benedetta
per quanto assurda
e complessa ci sembri
la vita è perfetta
per quanto sembri incoerente
e testarda, se cadi ti aspetta”

Vado incontro a chi mi aspetta, magari fischiando uno dei motivetti, chissà, il prossimo anno, qualcuno dirà  “Posso guardare Sanremo con te?” Che sia benedetta, la vita!

Nanà

Vaffanculo

eh sì, dico proprio a te (con quella golf nera di merda) che stamattina hai fatto la semicurva praticamente in contromano e che se non fossi stato attento mi avresti sfracellato con un bel frontale e invece mi hai “solo” distrutto lo specchietto sinistro…. Che nell’arco dei prossimi dieci giorni tu possa forare 15 volte, che ti venga la sciolta e che il Cesso più vicino sia a 2 km e che sia occupato nel miracoloso caso tu ci arrivi in tempo, che ti si fotta l’impianto elettrico di casa e che l’elettricista ti faccia pagare il triplo solo perché gli stai sul cazzo, così a prescindere. E vaffanculo.

Soli…

Sento descrivere la solitudine da persone che conosco ed è una cosa automatica ritrovarmi a pensare alla mia. O almeno, a quei momenti di malinconia e di pura rabbia che mi si attorcigliano in corpo e per comodità chiamo solitudine. Poi penso “ma chi cazzo me lo fa fare?” e allora ci rido su e mi chiedo se anche chi mi parla e mi spiega la propria situazione e la spaccia per solitudine, si renda conto che in effetti nessuno è mai realmente solo e bisognerebbe prendere atto che chi ci ha lasciati soli in realtà non è mai stato presente…perché chi vuole esserci rimane.

(grazie MeryHellen)

Marchiarsi per ricordare e…

Ho un’amica. Dopo un lungo periodo in cui tra di noi non ci sono stati contatti, ho sentito il bisogno di riavvicinarmi. È strano un comportamento simile per me perché di solito se taglio i ponti è una cosa definitiva. Ma tant’è… C’è stato questo riavvicinamento. Era un periodo in cui il mondo mi stava crollando addosso, tutte le mie certezze che credevo granitiche si stavano sgretolando una dopo l’altra come i castelli di sabbia in riva al mare fatti dai bambini. Momenti di assoluta apatia misti ad attimi di rabbia furente. Dopo qualche mese, assorbiti i colpi della morte di mia madre e della separazione da mia moglie, ho tentato di riprendere in mano quel poco di vita che ancora non si era ridotta in macerie. Un giorno, parlando con questa mia amica, è saltato fuori il discorso dei tatuaggi. E così è arrivata l’idea di tatuarmi qualcosa che rappresentasse l’inizio e la fine di quel periodo di merda. Ma avrebbe dovuto essere anche, contemporaneamente, il simbolo di un nuovo inizio. Di una rinascita. Ho trovato i simboli che volevo e cercavo qualcuno che li mettesse insieme disegnando il mio prossimo tatuaggio. Lei ascoltava, non so se abbia preso appunti, ma la immagino mentre assorbiva ogni singola parola. Un pomeriggio mi dice che la sua tatuatrice mi avrebbe contattato per discutere del mio disegno. Io le rispondo che non avrei potuto al momento, per motivi economici, spendere soldi per farmi tatuare. Lei, con tutta la calma del mondo mi ha risposto semplicemente “tu di questo non ti devi preoccupare”. E fu così che… oggi mi sono ritrovato sdraiato su un lettino mentre una bravissima ragazza mi “marchiava” il polpaccio con delle perfette righe di inchiostro e quella mia amica lì in piedi a ridere e scherzare con noi, consapevoli tutti e tre dell’importanza che quel marchio, quel disegno, quel tatuaggio saranno sempre il ricordo di una madre, di un matrimonio naufragato, di un periodo schifoso che non augurerei a nessuno, di un’amicizia tornata ai vecchi fasti e di una rinascita. La mia rinascita. E di tutto quello che ero, sono e sarò. A Paola e Anna va il mio abbraccio più sincero ed affettuoso. Grazie.

Autodisciplina.

È quasi mezzanotte, un giorno sta per andarsene nel dimenticatoio e un altro sta lì lì per far capolino, solo per lo sfizio di vedere se verrà ricordato o no. Ho il PC acceso, musica in modalità random dalla mia playlist, decido che è il momento di mettere mano alle decine di migliaia di fotografie che tengo salvate nel mio hard disk esterno. Maledetto me e quando deciso di fare certe stronzate. Non si dovrebbero riaprire le scatole chiuse dei ricordi. Distolgo lo sguardo da certe foto, altre invece mi fanno sorridere. Alcune fanno salire le lacrime agli occhi. Non so che cosa farmene di alcuni di questi ricordi, probabilmente finiranno di nuovo chiusi in una cartella di files archiviata nel PC. E credo che sia meglio così. Molto meglio. Clio, la mia cucciola, ha deciso di addormentarsi sul letto. Sta crescendo, ha 4 mesi. La veterinaria dice che sta bene e che verrà su un gran bel cane. Le bambine hanno voluto fare il cartellone “FAMILY”, lo hanno attaccato al mio armadio e lo hanno riempito di nostre foto. Almeno adesso c’è un tocco di allegria e di colore in camera. Avrei mille cose da fare in questa stanza per Ferla sembrare quantomeno un po’ più mia, ma a volte mi passa la voglia di fare qualsiasi cosa, perfino scrivere. E questa cosa mi fa incazzare a bestia. Autodisciplina. Di questo ho bisogno per uscire da questo stato.