Capiranno?

Sotto molti versi capisco sinceramente chi delle moto parla in modo non proprio lusinghiero.
Sono spesso rumorose, costose, pericolose ecc ecc.
All’atto pratico, non sono altro che pezzi di ferro e plastica, assemblati tra loro .
Alcune più pacchiane ,altre con colori sgargianti, altre che emettono rumori assurdi e roboanti….
Tutto vero… è innegabile.
Ma a queste persone come rispondiamo? Come “giustifichiamo” questa passione?
Come facciamo loro capire cosa proviamo a mettere in moto queste “belve” su due ruote?

I colori delle nostre moto spesso rispecchiano il nostro essere, quei colori così vivaci che solo la maniacale voglia di un motociclista quando le pulisce nel vederle risplendere al sole, già è su di giri!
Il rumore che noi definiamo suono…. quel roboante suono, che ad ogni galleria ci fa venire la pelle d’oca.
Il piacere di personalizzare le nostre amate, facendo spesso sacrifici economici, per il solo piacere di vederla come a noi piace, senza dar peso al gusto e ai pareri altrui.

Ma soprattutto l’emozione, la gioia fanciullesca, il puro godimento, di esserci sopra e andare, chi più veloce, chi più cauto, chi con migliaia di  euro in vestiti e protezioni, chi solo con una maglietta sdrucita… ognuno con i suoi pensieri in testa……ognuno che un quei momenti stacca dalla vita di tutti i giorni e si prende del tempo per se.

Eh, Vallo a spiegare a chi non lo ha mai provato, vai a dirgli quanto è bello. Io non sono capace…. ma se mi vedono in sella e mi guardano in viso, sorrido sempre… capiranno?

Siamo bikers…

Cara mamma…
Amore mio…
Caro amico e cara amica…
Caro fratello…
Cara sorella…
Sono un biker, sì, sono un biker: uno di quelli che non aspetta il fine settimana per vedere gli amici e con loro fare qualche km, ma uno di quelli che ogni momento è buono.  Sono un biker: uno di quelli che, seduti sopra una di quelle moto rumorose, colorano le nostre valli ed i nostri passi con quei caschi bizzarri e dai colori più disparati, uno di quelli vestiti di pelle che fanno su e giù con gli amici tra le curve immerse nel verde…
Sono un biker: uno di quelli che quando ci vede arrivare tuo figlio, mentre con la tua famiglia state andando in gita in auto, ci saluta incollato al finestrino con la manina che fa ciao ed un sorriso a tutta faccia. Sono un biker: quello che col cuore pieno di gioia, rallenta si affianca e lo saluta con le dita a V e sgasa per farlo sorridere ancora di più!
Siamo bikers, sicuramente un pò strani, qualcuno ha tatuaggi e piercing, qualcuno ha i capelli strani (io no, non mi ricordo più cosa siano i capelli)… Siamo bikers: siamo uomini e siamo donne…
Dietro a quella visiera…dentro a quel casco…ci sono occhi che scrutano l’orizzonte, sono occhi che sorridono, che provano a sfogarsi un pò. Sotto quella tuta batte il cuore di chi ha una passione, di chi è pieno di adrenalina, di chi ha voglia di vivere, e infilate in quei guanti, ci sono mani che lavorano tutta la settimana, mani capaci di dare carezze, di dare gioia e divertimento, mani capaci di essere dure e di amare, e sì, in quel momento ci sono mani che danno gas…
Siamo bikers, lo sappiamo, la passione per le moto ci ha scelti fin da bambini, sappiamo che voi avete paura ogni volta che vi diciamo che andiamo a fare un giro perché si sa, è tanto meravigliosa quanto pericolosa la nostra passione. Sappiamo che il rischio è sempre alto, sia che corriamo o meno. Farsi male è questione di un attimo, a volte è un errore nostro e altre volte è semplicente cosi che doveva andare, perché capita che se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo e allora basta una buca, un ramo o un animale che ci attraversa la strada o un pedone o un automobilista disattento… e l’asfalto è duro…Siamo biker: siamo parte di una grande famiglia, ci si saluta spesso quando ci si incontra. Siamo bikers punto e basta. Non fatevi troppe domande quando ci sentite o ci vedete arrivate o passare o quando parcheggiamo e voi, coi vostri dubbi, restate lì, perdete un attimo ed  osservate i nostri volti quando leviamo il casco. Vi accorgerete che il viso sarà come quello del bimbo incrociato in auto 15 minuti prima, perché la moto è sorrisi, amicizia ed aggregazione, la moto per noi è vita. Siamo biker e se non avete ancora capito cosa voglia dire per noi, fate una cosa se vi capita l’occasione: fatevi portare da un amico in sella ad una moto semplicente a bere un caffè al bar e  quando smontate ditemi se non vi sentite bene, se non vi sentite liberi, carichi…
Siamo bikers. Quando siamo in giro vi pensiamo e spesso abbiamo un po di paura, quella sana paura che ci fa mollare un po il gas e che spesso ci fa tornare a casa da voi, per raccontarvi le nostre avventure e farvi venire anche un pò di sana invidia.
Siamo bikers, siamo strana meravigliosa gente.

Le assurdità all’italiana

Ieri (che era un venerdì) ho subito una piccolissima operazione in day Hospital, niente di che… Dentro e fuori dall’ospedale in meno di due ore. Adesso ho un cerotto sul collo. Il problema è che in ospedale mi hanno detto che coi punti di sutura non posso lavorare, tanto più che il mio ambiente di lavoro è sporco e polveroso, quindi devo mettermi in malattia. Ieri, che era sempre quel bel venerdì, chiamo il mio medico, non risponde. Allora cerco gli orari del suo studio. E scopro (pensate quanto so del mio medico…) che dal giovedì pomeriggio smette di lavorare fino al lunedì pomeriggio. Quindi per il certificato di malattia da presentare al lavoro devo andare in guardia medica… Ok. Stamattina, che è un bel sabato, mi presento alla sede della guardia medica. Oh, figata, sono il primo, non c’è nessuno, me la sbrigo veloce! E invece no, devo aspettare le 10 perché giustamente non sia mai che il dottore alzi il culo dal letto prima delle nove. Vabbè, mi metto in attesa. Esce il portinaio dell’ospedale e mi dice che alle 10 devo chiamare il numero su quel tabellone e seguire la voce guida per parlare col medico… Ora, io non sono una cima, non sono uno scienziato e quindi mi domando: A CHE CAZZO SERVE CHIAMARE SE SONO GIÀ QUI FUORI E STO ASPETTANDO?????

Ho scelto.

La vita che mi sono scelto è quella da biker.
Libero.
Lo so, per alcuni può apparire una contraddizione ma non lo è. Indossare scientemente e coscientemente un gilet con dei Colori non è assimilabile ad una conformazione né all’accettazione di compromessi. Ho scelto, liberamente, i Colori che indosso e ne riconosco anche il libero arbitrio seppure ne ho abbracciato pienamente uno Statuto che apparentemente mi accomuna a tanti altri
I Colori in cui credo, in cui crediamo, ci identificano come Fratelli e non come setta. Lo Statuto non è un dogma: è un comune sentire. È la necessità di “dare voce” ai Colori che indossiamo.
Comprendo la difficoltà di capire un sentimento come la Fratellanza ed è “semplicemente” difficile riuscire a spiegarlo: è un sentimento, appunto. Non è una “puntuta” né una metafora massonica.
La Fratellanza non ha pretese, non è uno Statuto, non è un regolamento. É un sentimento.
Lo Skull che indosso non rappresenta la fine sebbene “Nascentes morimur, finisque ab origine pendent”, ma l’uguaglianza. Niente più della morte mi rende simile a chiunque altro. Specie se, come me, si ha la passione sfrenata per le due ruote.
Il colore nero serve per nascondere lo sporco, quello che in genere si procura un biker che “infila” le mani ovunque nella propria moto. O per un bivacco improvviso, magari sul ciglio della strada quando la stanchezza prende il sopravvento.
Raramente ho conosciuto un biker privo di buoni sentimenti, anzi. Anche quelli apparentemente più duri posseggono un cuore tenero. In genere lo avverti proprio da quegli abbracci possenti. C’è goliardia, molta voglia di sorridere e di far sorridere anche quando si è stremati da un lungo viaggio.
Non giudicarmi solo da uno Skull, dalla barba lunga, dai tatuaggi, dagli orecchini o da una immagine apparentemente violenta. A volte è solo folklore.
Sono un vecchio biker, la mia Storia si chiama Doomstriker ed ogni volta che incontro i miei Fratelli so che è una festa, per tutti. A me basta e non ho alcuna pretesa se non quella del Rispetto dei miei sentimenti.

(Randagio, segretario internazionale e presidente chapter Narnia Doomstriker LE MC)

La fine dei caffè amari.

Basta. Ho deciso che non metterò più post col caffè amaro. Il caffè l’ho condiviso con voi per molto tempo, e chi ama il caffè sa che, almeno il primo della giornata, va preso in solitudine e rigoroso silenzio. Quindi, godetevi i vostri caffè, da soli e in silenzio. Rimuginate, organizzate la giornata, leggete, sospirare, insomma fate un pò quel cazzo che vi pare mentre ve lo sorseggiate. Io farò lo, stesso. Ai prossimi articoli.

Rivoglio la mia Harley

Un Biker non è tale se non ha baciato l’asfalto.
È così che parla una vecchio detto riguardo a chi va in moto.
L’ho baciato l’asfalto, per colpa di un turista tedesco abbastanza stupido da salire in sella ad una BMW f800 senza capire un cazzo di come si svolta o si rispettano le precedenze.
L’ho baciato l’asfalto, per colpa di un (coglione) turista tedesco su un affare di plastica e alluminio convinto di poterla spuntare sui 340 chili di acciaio della mia Harley.
Ho baciato l’asfalto. L’ultima volta posavo  ancora il culo sui cinquantini ma ho scoperto che l’incazzatura è la stessa di quei tempi.
Buono a sapersi, vuol dire che sono vivo e non mi sono rammollito.
Eppure, nonostante il volo, le capriole e la botta delle mie costole sul guardrail, mi è aumentata la voglia di andare in moto. Sto aspettando che la mia sopravvissuta (sì, ho deciso che darò questo nome alla mia moto) sia di nuovo marciante, e non vedo l’ora. Voglio andare in moto, cazzo!

L’ultimo cicchetto

Quanto tormento può venir fuori dalle note di un sax? Non avrebbe fine se quelle note potessero raccontare tutto quello bisognerebbe dire.
Quanto tormento ci portiamo dentro? Tanto, a volte troppo anche per poter essere sopportato da più persone. Ma è il nostro e ce lo teniamo stretto, fin quasi a farci schiacciare.
Quanto tormento c’è nella consapevolezza di chi sta per esalare l’ultimo respiro e sa benissimo di essere giunto alla fine del viaggio? A questo non so rispondere, ho visto gli occhi di mia madre spegnersi giorno dopo giorno e non c’ero quando ci ha lasciati. Il suo ultimo sguardo è un mio tormento.
Quanto ci tormentano i ricordi e gli sbagli del passato? Per alcuni è passato e basta, per altri è un problema quotidiano.
Quanto tormento c’è in una bottiglia di Jack Daniel’s, bevuta di notte, al buio, con un vecchio jazz in sottofondo? A questo posso rispondere senza problemi: c’è abbastanza tormento da riempire gli oceani se si prosciugassero. E forse ne avanzerebbe per un ultimo cicchetto.

Il biker

Differenza tra un BIKER e un MOTOCICLISTA.
Guidano entrambi un mezzo a due ruote, ma non sono esattamente la stessa cosa:
Un motociclista va in moto solo quando fa caldo.
Un biker va in moto sempre.
Un motociclista non beve mai deve stare attento e concentrato.
Un biker beve sempre .
Per un motociclista la velocità massima della sua moto è il suo credo.
Ad un biker non frega niente della velocità massima del suo ferro.
Il motociclista veste di pelle con le protezioni omologate.
Anche il biker veste di pelle, ma senza protezioni.
Il motociclista modifica la sua moto per renderla più veloce.
Il biker la modifica per renderla più simile a se stesso.
Le moto del motociclista sono quasi tutte uguali.
Le moto dei bikers sono tutte diverse.
Per un motociclista la moto è un mezzo per affermare se stesso.
Per un biker la moto è se stesso.
A volte qualcuno ride perchè sono diverso..io rido perchè gli altri..sono tutti uguali.

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